Gianni Mura e il “Ma va’ in pensiun party”.

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Eh… ad esserci…

La notizia del giorno (anche se è di una settimana fa) è quella di Gianni Mura che va in pensione. Calmi, lo rivedremo ancora su Repubblica, nel pieno delle sue forze e delle sue rubriche abituali. Per festeggiare questo evento, domenica scorsa è stata organizzata una cena a sorpresa a cui hanno partecipato alcuni amici di Mura. Ecco il resoconto della serata, per veri feticisti di Repubblica e di Mura.

Nella Milano dell’intellighenzia sinistroide e colta (esiste, esiste) da qualche giorni si favoleggia molto della cena per la pensione di Gianni Mura. Già, anche lui è andato in pensione, ma i lettori di Repubblica si tranquillizzino: i Cattivi pensieri sono salvi, e anche il Tour, e anche il resto, visto che è diventato collaboratore.
L’ultimo giorno da inviato è stato domenica scorsa, e per lui un giovane collega di Repubblica ha organizzato una cena a sorpresa al ristorante Nuova Arena, dove va sempre la domenica dopo aver visto il posticipo e scritto il punto del campionato. Con una banale scusa Mura è stato fatto accomodare nella tavernetta sotterranea anzichè al solito tavolo. Appena sceso è stato accolto da un coro “Ma va’in pensiun che l’è ura“. A cantarlo: Vinicio Capossela, Ricky Gianco, Gino Strada, Gigi Garanzini, Giovanni Galeone e Damiano Tommasi. Poca gente, visto che lo spazio era piccolo, e per questo scelta accuratamente e con qualche dolorosa rinuncia tra gli amici di Mura e le persone di cui negli anni ha raccontato le gesta umane, artistiche e calcistiche, le vittorie e le sconfitte. Convocati in gran segreto per una cena di ringraziamento, ma tutt’altro che di addio: “Qualcosa che ti dovevamo, da amici ma anche da lettori, per le emozioni, i sentimenti, i memorabili articoli, tutto quello che ci hai dato negli anni. E che continuerai a darci, non crederai mica di smettere qui. Ma stasera vogliamo solo salutarti e fare bisboccia”.
Detto fatto, la cena – anzi il “Ma va’in pensiun party” come recitava l’ironico cartoncino invito – è andata avanti fino a notte fonda grazie anche a un formidabile menu: antipasti e salumi sardi (in omaggio alle origini di Mura e anche dello squisito oste, Gianni anche lui) e vini piemontesi, prodotti da Garanzini, che con la sua etichetta Eresia è quasi più bravo come eno-produttore che come giornalista, il che è tutto dire. E soprattutto due capretti sardi da urlo, cotti al forno con le patate, con gli instancabili camerieri della Nuova Arena sempre su e giù dalle scale.
Battute, aneddoti, divagazioni calcistiche (i trascorsi da calciatore di Galeone in improbabili paesini sardi, il trascinante racconto dell’interistissimo Gino Strada della storica rimonta del Liverpool sul Milan) fino al momento in cui è comparsa una chitarra. Prima è tocccato a Gianco cantare vecchi classici del rock alla Celentano, cioè con quel finto inglese trascinante che ha scaldato anche chi, come Mura, preferisce decisamente gli chansonnier francesi. Poi la chitarra è arrivata a Capossela che ha sfoderato alcuni splendidi brani inediti (“ma io li ho tutti in cassetta”, dice Mura che oltre che amico è anche vicino di casa di Vinicio) cantati con un filo di voce, commosso e commovente. La commozione finale è stata data da un pecorino sardo stagionatissimo, torbato, erborinato, fatto da un pastore che lo stesso Mura ha lanciato, citandolo ripetutamente nei suoi articoli. In fondo un pecorino – dice chi l’ha assaggiato -come un articolo di Mura: schietto, sincero, rispettoso delle migliori tradizioni, con slanci poetici e mille retogusti da assaporare lentamente, memorabile. Uno così (Mura, non il pecorino) meritava una serata così.

Vi chiederete come siamo venuti a conoscenza di questo racconto. Ce l’ha inviato una persona che era a conoscenza di tutto e che bazzica frequentemente il ristorante dove si è tenuta la cena. E che, ovviamente, segue abitualmente il nostro blog.

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