Il Cavaliere userà molto la Rete. Voi un po’ meno

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La MIA posizione

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Prendere mouse e tastiera per denunciare come questo benedetto governo cerca di soffocare la rete è ormai diventato noioso per chi lo fa, figuriamoci per chi lo legge: sicché a scrivere post come questo viene prima da chiedere scusa per la ripetitività.

Ma d’altro canto forse è proprio quello su cui contano: prenderci per stanchezza, e quindi poter fare come gli pare.

Così, a costo di essere pallosi, tocca chiedere a tutti di leggersi con attenzione lo spaventoso articolo 3 del “codice di autoregolamentazione del Web” varato da Maroni (Interni) e Romani (comunicazione) o almeno dare un’occhiata all’analisi del sempre lucido Guido Scorza.


No, perché qui siamo di fronte a un inedito obbrobrio, con la richiesta esplicita ai service provider di rimuovere tutti «i contenuti illeciti o potenzialmente lesivi della dignità umana».

In altre parole, agli Isp viene conferita una funzione di poliziotti della Rete, di censori che devono vigilare sui loro utenti e valutare (loro!) quali contenuti sono «illeciti o potenzialmente lesivi della dignità umana» e quindi censurarli.

Non so se è chiaro: un bel giorno un signore che lavora a Vodafone o a Tiscali, a Telecom o a Fastweb, può decidere che il vostro post su Balotelli o su Berlusconi, su D’Alema o sul ristorante cinese sotto casa vostra, è “illecito” e quindi cancellarlo.

Bisogna avere la lucidità e la pacatezza di Scorza per vincere la tentazione di prendere a maleparole i due ministri e notare semplicemente che «in un ordinamento democratico è illecito solo ciò che contrasta con una norma di legge e solo dopo che un giudice lo ha dichiarato tale».

Già: l’idea che un occhiuto manager di Telecom o Tiscali controlli i miei contenuti, si sostituisca a un magistrato e infine decida che ho scritto qualcosa di illecito, con rispetto parlando, a me pare piuttosto barbarica.

Ecco: io sono molto contento che Berlusconi abbia deciso di andare su Facebook, e che adesso gli piaccia tanto la Rete. Non vorrei che però gli piacesse così tanto da volerla fare usare solo a se stesso e ai suoi cari, come ha già fatto con le tivù.

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