Salone: fuori

Shared by Max

Che io il design, mah…

A leggere in giro c’è scritto che il Salone del Mobile e il Fuori Salone inizia martedì 13 aprile.

Da buon torinese puntuale e precisino (…), quindi, visto che stai a Milano ti presenti in Zona Tortona alle ore 20 del 13 aprile, pronto a tuffarti nel rutilante mondo del design di cui ti hanno parlato tanto bene. Tu che finora credevi che i mobili li facesse solo il signor Aiazzone a Biella.

Ti fai a piedi tutta via Tortona e scopri che il 90% delle cose da vedere è chiuso. Aprono domani. E le poche cose aperte sono “press day” in cui – ti dicono – decine di giornalisti guardano cose di design tenendo un bicchiere in mano. Ma sono eventi a cui non accedi se non hai l’invito.

Insomma, al Fuori Salone sono sostanzialmente rimasto fuori, circondato da gente in gran parte vestita strana che pare salti fuori solo durante il salone (perché pare che per far capire agli altri che sei un designer devi vestirti da scemo: forse è per far intendere che tutto il buon gusto lo metti nelle tue creazioni e non te ne avanza per gli abiti)

L’unico posto in cui sono entrato era un hotel che si chiama NHOW, al cui naming deve sicuramente aver contribuito il manager dei Sonohra.

Al Nhow, mi hanno detto, ci sono sempre un sacco di cose interessanti (le chiamano “installazioni”, ma sono le stesse persone che dicono “meeting” al posto di “riunione”) che ritraggono perfettamente lo spirito del Salone del Mobile e del Fuori Salone.

Al piano terra c’erano varie “cose di design”. Qualcuna anche carina. Un paio perfino geniali. E tutto il resto erano sgabelli.
Sgabelli su sgabelli in tutte le salse, grandi, piccoli, colorati, drittissimi, ricurvi, strani, alti, bassi, monolitici, sminuzzabili, ripiegabili, pelosi, penosi, plasticosi (tanti). Il 2010 è l’anno degli sgabelli, fidatevi di me, oh devoti della coolness a tutti costi. Fanno una tendenza che non vi sto a dire, gli sgabelli. Roba che se domani (a un evento che ieri era chiuso) presentano lo sgabello indossabile, lo sgabellofonino (iStool?) o lo sgabello di marzapane non mi meraviglio.

E se domani salta fuori un articolo su Domus in cui si scopre che Katia Noventa, in crisi mistica da Dopo Salone, ha rinunciato ai mobili di casa e ha arredato la sua magione solo con sgabelli (che sono versatilissimi: li puoi usare anche come tavolino, scaletta e comodino!), non sobbalzerò sulla sedia dalla sorpresa. Anche perché sarò sicuramente seduto su uno sgabello.

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