Su Dell’Utri, Di Pietro e le contestazioni [www.espresso.repubblica.it]

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Sinceramente questa è una delle cose in cui sono certo che impiegherò cento anni a farmi un’opinione in merito… che in ogni caso mi sembrerà sbagliata…

Ma allora, a mente fredda, hanno fatto bene o male le persone che l’altro giorno sono andate a fischiare Marcello Dell’Utri a Como, impedendone la conferenza con la forza del rumore?

E’ il segno di un «risveglio sociale» e di «un’Italia capace di indignarsi» (Di Pietro) oppure farlo tacere ha costituito una lesione della Costituzione – articolo 21 – e teorizzare il gesto è un atteggiamento che legittima chiunque ad andare a una pubblica manifestazione impedendo a un altro di parlare (Sofri)?


Credo che una discussione in merito, al netto delle ovvie strumentalizzazioni, sia utile a quell’ampio pezzo di società civile che si oppone a Berlusconi e alla sua cricca.

Ci sono in ballo, infatti, questioni di diverso tipo, prima fra tutte la domanda su dove deve abitare il confine tra la libertà di parola e la libertà di contestazione. Insomma, si può (si deve) preservare la seconda (anch’io come Di Pietro sono contento che ci siano pezzi di società civile che contestano Dell’Utri) senza limitare la prima (credo anch’io come Sofri che non sia per nulla nobile stabilire la liceità del far tacere un altro, chiunque egli sia)?

Sì, io penso che si possa e si deva. Anzi, credo che sia uno dei compiti più importanti di chi contesta. Di chi vuol far sapere al resto della società che esiste un’Italia civile e attiva. Un’Italia che sa inventarsi forme di protesta e di presenza forti e determinate – ben mediatizzabili – ma non in contrasto con la Costituzione a cui giustamente si richiama.

Un’Italia, infine, abbastanza intelligente da capire che consentire a Dell’Utri di travestirsi da agnello e vittima – lui che è squalo e mafioso – non è una grande vittoria.

Negli anni Settanta a Milano i gruppi di estrema sinistra si vantavano del fatto che in città i missini non avevano “cittadinanza politica”, non potevano nemmeno fare un comizio perché sarebbero stati sommersi dai fischi. Oggi quei missini a cui era tolta la libertà di parola in piazza sono tutti vicesindaci, sottosegretari, ministri della Difesa. Forse, oltre che eticamente sbagliato, non è che farli tacere sia stato molto utile politicamente.

(ps. Qualche parere in merito qui)

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