Memorie mondiali sparse

Mi segno e condivido alcune cose a caldo (finalmente… che di freddo e acqua ne abbiamo presi tanti) sui mondiali fiorentini.

È stata una domenica da eroi, sia per quelli che erano al centro della carreggiata che per quelli che aspettavano, incitavano, tifavano ai bordi della strada; gli eroi sono quelli che possono essere presi come esempio per un qualche cosa che hanno fatto: i ciclisti hanno dimostrato che nella quotidianità usiamo solo una piccola percentuale del nostro potenziale di forza fisica e mentale.

Bisognerebbe inviare i vari componenti delle tante “Fosse dei Leoni”, “WSB”, “Curva Nord” e i tifosetti da divano e Mediaset Premium a farsi un bel corso di formazione in Belgio (fiammingo o vallone non importa) o Olanda per vedere come una tifoseria può diventare parte integrante (e fondamentale) di un evento sportivo. Al Master di Specializzazione poi potranno anche partecipare ai corsi “Come accendere un barbecue alle otto del mattino nel cortile affittato della casa di una vecchia” e “Piramidi di birra 1″.

Thor Hushovd è un gigante e sembra che con quella bicicletta possa arrivare ovunque.

Non importa quanti anni hai, di che genere sei e quale maglia porti addosso: mentre sei a cavallo di quella bicicletta, io non posso fare altro che incitarti (a meno che tu non sia spagnolo, ma questa è un’altra storia…).

Se mai dovrò organizzare un Campionato del Mondo di Ciclismo e sceglierò di vendere i biglietti per accedere a una parte del percorso, mi devo ricordare di mettere a disposizione degli “spettatori paganti” (come diceva Pizzul) almeno un paio di bagni e uno strumento (almeno audio) per seguire ciò che avviene negli altri punti del percorso.

Nibali sulla strada era il più forte: sull’ultima “Via Salviati” vederlo salire era uno spettacolo.

Pippo… cosa posso dirti… sei sempre la mia delusione preferita…

Ho sempre avuto un debole per i ciclisti olandesi. Poi se il talentino c’ha anche il nome più “anni ’80” che si sia sentito negli ultimi lustri, beh, abbiamo già il mio prossimo feticcio ciclistico.

Per strada era scritto “Cyclisme payant, cyclisme mourant”.

Quando sei stato cinque ore fermo nello spazio di cinquanta centimetri tra una transenna e un muro, camminare per quattro chilometri ti serve a riposare.

Come corre la nazionale femminile, non corre nessuna squadra; di nessun genere e di nessun livello. La traduzione in ciclistico del “Uno per tutti e tutti per uno”.

Un’ultima cosa: la gente, quando fa fatica, ha sempre la stessa faccia.

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