L’Italia in mano a Grassano e Scilipoti [www.espresso.it]

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Alla Fiera dell’Est, per due soldi, un topolino mio padre comprò.

Certo, nessuno si è mai illuso che quel migliaio di donne e di uomini cooptati nel 2008 in Parlamento fossero tutti idealisti al servizio degli elettori, ma qui siamo oltre il vomito, oltre il fondo, e oltre lo scavo dopo il fondo.

Leggetetela, leggetela tutta l’intervista di Massimo Calearo al Riformista: dove ci spiega che ormai un voto di fiducia al governo, per martedì prossimo, viene comprato a un prezzo che va dai 350 mila ai 500 mila euro, e ovviamente l’unico possibile acquirente è il miliardario con i conti off shore, lo stesso miliardario che incontrando Calearo si rammarica di non poterlo comprare perché «è già ricco di suo».

Oppure leggete i virgolettati al Corriere dell’onorevole Maurizio Grassano, un esperto di false fatture talmente indagato che la Lega non l’ha voluto nel suo gruppo, e Pionati rivela che «ha già chiuso l’accordo con Berlusconi» ma lui invece specifica che ancora «sta valutando tutte le opzioni», insomma è questione di prezzo, l’asta non è chiusa.

Ancora, c’è Domenico Scilipoti, un medico che viene dal Psdi (sì, dal Psdi di Longo e Tanassi) e che per motivi a me ignoti Di Pietro ha fatto diventare parlamentare dell’Italia dei valori, e adesso quello mica sa cosa voterà martedì prossimo, per carità, «deve decidere».

E come lui è incerto l’altro dipietrista Antonio Razzi, eletto nella circoscrizione Estero, uno entusiasta di essere entrato di Parlamento dopo una vita da emigrato in Svizzera – «Non ho mai avuto questa disponibilità economica, pago ottomila euro solo per l’affitto a Roma», si esalta – e già un paio di mesi fa avevano tentato di comprarlo, lui si era apparentemente indignato lanciando messaggi trasversali a Di Pietro, ma adesso ha un problema di rielezione quindi su martedì non si è ancora espresso, d’altro canto ha «un mutuo da pagare» e «le proposte sono allettanti».

No, nonostante tutto non sogno che qualcuno si imbottisca di esplosivo e vada a farsi esplodere in mezzo a questo marciume. Ma un Wikileaks del Parlamento, quello sì, lo sogno davvero: con i verbali delle trattative, la pubblicazione degli sms e i numeri dei conti esteri su cui, mentre scrivo, sta viaggiando il destino del nostro Paese.

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