La Cassazione lasci stare i bambini

Shared by Max

Ecco… Io a tutte queste robe qui non ci avevo mai pensato…

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Quando ho letto che la Procura della Cassazione ha chiesto che una coppia di aspiranti genitori adottivi non possa più rifiutare un bambino di colore («No scelte razziste», titola Repubblica) mi è tornato subito in mente un giorno d’autunno del 1999, quando in un ufficio del Tribunale dei minori di via Leopardi, a Milano, ho ritirato il modulo per la richiesta di adozione. Anzi, della “dichiarazione di disponibilità all’adozione con richiesta di idoneità”, come recitava la dizione ufficiale.

Insomma, avevamo deciso di adottare un bambino.


A casa, sfogliandolo, in fondo ho visto le tre caselline da barrare: ci chiedevano l’età massima del bambino che avremmo preso, la disponibilità ad adottare un minore anche se affetto da malattie gravi (sindrome di Down, ritardi evolutivi, etc), e infine la disponibilità ad accettare anche un bimbo di colore.

Gonfio di educazione politicamente corretta, me ne sono quasi indignato. Ma come? Mica siamo al supermarket, che uno sceglie il prodotto. E’ un bambino, e come viene viene. Che brutalità, che schifezza, che idiozia queste caselline.

E invece, l’idiota ero io: ma l’ho scoperto solo con il tempo. Con i corsi al Ciai, con le lunghe chiacchiere insieme agli psicologi che avevano seguito centinaia di adozioni bene o mal riuscite, con i confronti con tante coppie che stavano facendo o avevano già fatto lo stesso percorso.

Perché le dinamiche della genitorialità adottiva sono molto complesse, delicate e scivolose: non è una passeggiata, non è un gioco.

E – soprattutto – non è in ballo il desiderio di un genitore di avere un figlio, ma il diritto di un bambino di avere una famiglia che l’ama.

Un bambino ha diritto a vivere in una famiglia che si sente pronta a farlo diventare davvero suo figlio. E tu, genitore, dovrai superare con il tuo amore totale il muro della biologia. Dovrai superare con il tuo amore totale il fatto che si sentirà comunque diverso dai compagni di classe o dai cuginetti. Dovrai superare con il tuo amore totale il fatto che un giorno si accorgerà di non avere il tuo colore degli occhi e ne proverà un dolore infinito.

Dovrai superare con il tuo amore totale il fatto che la genitorialità adottiva può diventare perfino – quando il figlio sarà adolescente – uno strumento per farti del male, e se tu gli dirai di tornare entro mezzanotte lui ti risponderà: che cazzo vuoi tu che non sei neanche mio padre? (è successo davvero a una coppia che ho conosciuto).

E il diritto del figlio a questo amore totale passa, prima di tutto, attraverso la sua completa accettazione, fin dal primo giorno. Che è un fatto profondamente intimo, privato, ed è il risultato di infinite e contrastanti spinte interiori. Non c’è scritto da nessuna parte che tutti i genitori si sentano pronti o siano capaci di crescere un bambino con una grave malattia. Allo stesso modo non sta scritto da nessuna parte che ogni genitore del mondo – specie una madre – nutra nel profondo del suo animo l’assoluta capacità di accettare e amare totalmente un bambino che, per la pelle di colore diverso, non gli assomiglia per niente.

Potete, se volete, condannare eticamente quel genitore, e probabilmente lo farei anch’io. Ma non potete imporre a un figlio di crescere con un genitore che abbia dentro di sé quelle riserve. Perché fareste davvero del male al bambino, i cui diritti devono invece prevalere su tutto il resto.

Spero che proprio che la Cassazione respinga la proposta della procura, perché è una stronzata pazzesca.

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