Le poltrone di Ballarò

Shared by Max

Già… che l’ergonomica governa il mondo è un po’ che lo dico…

Sono stato ospite a Ballarò. Non ero mai andato. Uno impara delle cose nuove e ne capisce altre. Le uniche due che già mi immaginavo sono che Floris è bravissimo e che le claques attorno agli ospiti politici sono imbarazzanti. Gli applausi a comando, eccetera: ne ho già scritto. Invece ho capito che urlare finisce per essere quasi inevitabile: l’alternativa è l’invisibilità, oppure essere Luttwak, che fa talmente paura che quando parla lui tutti si tacciono e guardano da un’altra parte. Ma quello che ha attratto inevitabilmente la mia attenzione è stata la poltrona. Che già chiamarla poltrona. La poltrona di Ballarò, come si sa, è di cartone. Mentre sei lì che parla Di Pietro, ti viene di sbocconcellarla con le dita. E siccome Di Pietro è spesso ospite di Ballarò, la mia poltrona era già piuttsoto sbocconcellata. Qualcuno ci aveva pure scribacchiato qualcosa, su un bracciolo: a Ballarò tutti prendono appunti, e a un certo punto ho chiesto dei fogli anch’io, che non sembrasse che prendevo le cose alla leggera. Ma il dramma della poltrona di Ballarò – scomodissima, durissima, troppo larga per un sedere normale e non sai da ce parte spostarti – è l’altezza dei braccioli, completamente sbagliata. Devi tenere i gomiti altissimi, oppure racchiuderli tra i braccioli e allora sembri catturato. E coi gomiti altissimi ti si sollevano le spalle, e stai rincagnato, innervosito e in allerta permanente. Ecco perché poi tutti urlano e litigano e si interrompono: colpa delle poltrone.

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